IL PROGETTO

Il progetto Metonimia nasce in principio per una mera esigenza tecnica: la sperimentazione di un sistema di illuminazione a LED mobili che permetta al soggetto ritratto di muoversi liberamente entro uno spazio definito e di farsi riprendere durante un lasso di tempo di circa 5 minuti. Scopo di questa sperimentazione è di testare l’effettiva efficacia dì una illuminazione non fissa ma che segua il soggetto e che, meglio ancora, sia adattabile ogni volta in base alla posa, al volto, all’espressività del personaggio fotografato. Ma ovviamente non potevamo fermarci semplicemente a fare degli esperimenti tecnici ed abbiamo dunque deciso di introdurre anche un aspetto antropologico.

Il giorno 14 Maggio 2014 presso la sede dello Stopdown Studio abbiamo lasciato le porte aperte; tramite un evento creato e divulgato una settimana prima solo a mezzo social (Facebook e Twitter) abbiamo invitato chi volesse, a presentarsi liberamente presso il nostro studio per una serie di ritratti, senza svelarne la motivazione, le modalità o lo scopo. Quest’ultimo in realtà era ancora ignoto anche a noi. Più di quaranta persone, di ogni età, sesso ed estrazione sociale sì sono spontaneamente presentate alla nostra porta, pur non sapendo ancora dì cosa si trattasse nello specifico; abbiamo chiesto loro di tracciarsi sul volto un simbolo, una linea, un tratto, un qualcosa insomma che in qualche maniera potesse “definirli” nel senso lato del termine, che li rappresentasse: fosse in quel preciso istante o per l’umore di quella mattina o per la loro filosofia di vita, insomma lasciando massima libertà di scelta e di espressione e soprattutto senza chiederne spiegazione. Abbiamo poi iniziato a fotografarli in brevi sessioni individuali.

Da qui il titolo del progetto:
“La metonimia è una figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza. Il termine usato indica il concetto da esprimere malgrado la mancanza del termine proprio, in quanto tra le due parole c’è una connessione diretta o indiretta.”

Nostro intento è stato quello di traslare tale concetto in immagine ed indagarne i risultati, spingendo il soggetto a trasformare un pensiero, un’idea, un sentimento, in una linea o un disegno o un simbolo, utilizzando poi il volto stesso come supporto. Il risultato è stato sorprendente da ogni punto di vista; a cominciare dalla partecipazione appassionata, dalla eterogeneità dei soggetti, alle similitudini e differenze createsi tra di essi. Lo reputiamo un vero e proprio spaccato della condizione sociale e morale del nostro paese, del nostro territorio, di questo particolare momento storico. Una volta selezionate le immagini e visto il risultato nella sua completezza abbiamo deciso di volerlo restituire esattamente in questo modo: un quadro ampio e reale nel quale riconoscersi talvolta o comunque descrittivo del nostro tempo.

Da qui la volontà di trasformare il tutto in un evento espositivo ed un catalogo che possano indagare ancora più a fondo nelle motivazioni di quelle scelte che tanto ci hanno sorpreso, per ognuno dei suoi partecipanti. Il fine ultimo del progetto è la pura curiosità, non vi è alcuno scopo di lucro, per tale ragione abbiamo deciso che tutto il ricavato sarà devoluto all’Associazione Valdostana Autismo Onlus.

Tutte le opere realizzate sono in vendita ed i proventi saranno devoluti all'Associazione Valdostana Autismo.

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